Lampedusa, l’isola dell’accoglienza

Sapevate che Ludovico Ariosto scrisse di Lampedusa ne L’Orlando Furioso?
La descrizione è così dettagliata da credere che questi conoscesse molto bene l’isola:

“…d’abitazioni è l’isoletta vota
piena d’umil mortelle e di ginepri,
gioconda solitudine e remota
a cervi, a daini, a caprioli e lepri;
e fuor che ai pescatori è poco nota.”
Alcuni luoghi a Lampedusa portano nomi ricorrenti nella sua narrazione: Punta Cavallo Bianco (a ricordo del cavallo di Orlando), Aria Rossa (la zona dove avvenne il combattimento tra Orlando e Agramante), Torre di Orlando (la torre che anticamente dominava il porto).
Anche Denis Diderot, grande illuminista francese, affascinato da questa isoletta sperduta e selvaggia, scrisse:
“Ah! Amici miei, se andassimo finalmente a Lampedusa, a fondare una piccola comunità di gente felice in mezzo al mare, lontano dalla terra! La Lampedusa è un’isoletta deserta del mar d’Africa, situata più o meno a metà strada tra la costa di Tunisi e l’isola di Malta. E’ ricchissima di pesca, è coperta di olivi selvatici, la terra è fertile, il frumento e la vite attecchirebbero…”
Il nostro viaggio a Lampedusa passa attraverso Capo d’Orlando, luogo carico di ricordi… Toccata e fuga, come si dice: il tempo per una granita e brioche da Giulio e un abbraccio ai cari zii.
L’arrivo a Lampedusa è emozionante. Sembra d’esser tornati a una bellezza antica, ancora inviolata.
La nostra giornata tipo trascorre per la maggior parte in mare, a bordo di un caicco a due alberi messo a disposizione dal nostro hotel. Sole, mare, relax, ottima compagnia e il ristorante migliore di Lampedusa: la cucina di Giacomo e Marco è degna dei più grandi chef.
Il Caicco ci porta ogni giorno alla scoperta di Cale meravigliose: Pulcino, Sciatu persu (fiato/tempo perso), Cala Francese (dove Berlusconi ha una casa a picco sul mare), Punta sottile (la punta più a sud in Europa), Cala Uccello con la sua piccola cascata, Punta Gavuta (Punta alta), Grotta del Bue marino, Cala Pisana, Cala Creta (scelta da Baglioni per rifugiarsi dal caos e dalla mondanità), Cala Galera, Cala Croce, Guitgia, la Tabaccara, Cala Calandra, le Prime Acque, le Piscine. Difficilissimo per me scegliere quale sia la Cala più bella, finché non arrivo alla spiaggia dei Conigli. Se in paradiso c’è il mare, dev’essere identico a questo. Vi si arriva a nuoto oppure via terra. Noi abbiamo scelto automobile e scooter e, una volta lì, abbiamo noleggiato un ombrellone e camminato per 1 km circa (15 minuti), in discesa. Mentre sei lì sotto al sole che picchia forte e intanto pensi all’ardua salita che ti aspetterà al ritorno, ti si apre davanti uno scenario incantevole. Non ho mai visto niente di simile.  E’ qui che ho avuto un incontro ravvicinato con due fenicotteri. Sempre qui ho scoperto che i volontari del WWF presidiano la spiaggia costantemente. Sì, perché la spiaggia dei Conigli è l’unico sito italiano in cui le ovo-deposizioni della tartaruga caretta caretta sono regolari, da uno a sette nidi l’anno negli ultimi 25 anni.
Il resto della giornata è dedicato al tour via terra: abbiamo visitato l’archivio storico di Lampedusa; il Faro di Capo Grecale; la Porta d’Europa, che si ispira al tragico destino dei migranti che hanno perso la vita in mare e che rappresenta la speranza di un mondo migliore; l’Albero del Sole, il punto più alto dell’isola, dal quale si gode una meravigliosa vista sul Faraglione, chiamato anche scoglio a vela. Qui, una piccola costruzione circolare custodisce un crocifisso ligneo. Molto suggestiva è anche la processione che si tiene a fine settembre, in onore della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei pescatori. Tutto il paese si stringe attorno alla sua Madonna, accompagnandola nel suo breve e intenso viaggio verso il Santuario di Porto Salvo.
Lampedusa è l’isola dell’accoglienza. Lampedusa crea dipendenza: qui ti senti a casa fin da subito e quando è il momento di partire, già pensi a quando ritornerai.

Camilleri scrive: “l’isola è lo spazio più aperto che ci sia, sembra chiusa dal mare da tutti i lati ma il mare non chiude, anzi…”.
PS: un saluto speciale alla cara Gemma.
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